Un professore licenziato per una multa non dichiarata. Un altro ancora, in lacrime, chiede aiuto al sindacato: da ragazzo aveva rubato un cd ma da anziano s’è poi dimenticato di comunicarlo alla scuola che lo aveva assunto.
Nel primo caso si tratta di un insegnante di ruolo che all’atto dell’assunzione aveva omesso di barrare la casella indicante le eventuali condanne penali subite e di indicare i dati relativi all’autorità giudiziaria e alla sanzione subita. Il docente era stato condannato negli anni ’90 a pagare una multa di 600 mila lire a seguito di un incedente stradale con un ferito che aveva riportato lesioni lievi e in occasione del quale peraltro l’insegnante si era comportato da bravo cittadino soccorrendo l’altro e senza che ci fosse la prova della sua responsabilità nell’accaduto.
L’altro insegnante, invece, verrà licenziato per non avere segnalato una condanna per il furto di un cd fatto da ragazzino. Ci sono anche altri casi del genere: una guida con foglio rosa a 18 anni, un alcol test positivo del 2008, una bolletta del gas non pagata con denuncia per frode allo Stato, ma anche uno spaccio di droga a vent’anni e una violenza domestica seguita però da una condanna della moglie per calunnia.
La multa è, dunque, una pena. A differenza di quanto si crede normalmente, è una vera e propria sanzione penale prevista per la categoria dei delitti (la pena detentiva per i delitti è la reclusione) e non coincide con le violazioni amministrative, volgarmente definite multa.
Un’altra questione riguarda la dichiarazione dei carichi pendenti. Dichiarare il falso mette a rischio il posto di lavoro. Il carico pendente coincide con l’avvio di un procedimento penale a carico di una persona, nel momento della chiusura della fase delle indagini preliminari, dal momento cioè in cui il soggetto si può definire “imputato”.
Spesso il termine “imputato” viene confuso con il termine “indagato”. Ma l’indagato è semplicemente una persona sottoposta ad indagini preliminari, concluse le quali il Pubblico ministero potrà chiedere il rinvio a giudizio, qualora emergano elementi per procedere, dandone comunicazione all’interessato, invitato di conseguenza a nominare un difensore di fiducia, o potrà chiedere l’archiviazione. Nel certificato del citato casellario dei carichi pendenti risulta “nulla” fino a quando non si acquista formalmente la qualità di imputato. Esiste l’obbligo di dichiarazione, capita che molti dichiarano il falso. Se si sa di essere imputati o se ci sono state condanne a carico è obbligatorio dichiararlo all’atto dell’assunzione in servizio.
La faccenda non riguarda solo i professori. Anche il personale Ata deve stare attento. Anche loro sono stati colpiti dal licenziamento da dichiarazione mendace. Nel 2011, a Pordenone, furono licenziati un bidello e un docente per dichiarazione fasulle.
La rabbia degli insegnanti, due prof licenziati in tronco: il motivo è assurdo. http://www.vivicasagiove.it/notizie/la-rabbia-degli-insegnanti-due-prof-licenziati-in-tronco-il-motivo-e-assurdo/
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