martedì 19 aprile 2016

Il tesoro di sant’Antonio in Casagiove: ex voto, oggetti preziosi e ricordi donati al Santo

“La religiosità popolare deve diventare autentica fonte di vita spirituale.”


(Paolo VI)


Il rapporto d’amore tra un popolo ed il suo “Patronus”, lo si evince soprattutto dalle donazioni elargite “per devozione” o “per grazia ricevuta”. Tutta questa oggettistica preziosa, che nel tempo è andata incrementandosi, rappresenta il sacrificio di tante persone, che pur di essere riconoscenti verso un Santo, spendevano ingenti somme di denaro, oppure si privavano di qualcosa a cui erano particolarmente legate. Nonostante i mutamenti sociali, e la perdita di valori, il popolo meridionale si sente ancora legato alla “religiosità popolare”, tramandata di padre in figlio. Un esempio di questo tipo di “religiosità”, riguarda proprio la donazione di oggetti votivi, verso le immagini sacre, poste come baluardi della Fede, e come unità del popolo. Nella chiesa dell’Arciconfraternita di Sant’Antonio di Padova in Casagiove, sono tutt’ oggi custodite testimonianze di devozione verso il “Grande taumaturgo”, il cui culto è ben radicato in città, e del tutto “purificato”.


Nella sacrestia della chiesa di Sant’Antonio di Padova, sono esposti ex voto in argento, di vario genere: dai cuoricini alle parti corporee, fino ai “soldatini” donati da coloro che per “amor di patria” partivano per il fronte. A questi oggetti, nella maggior parte dei casi, venivano allegate lettere a ricordo della “grazia ricevuta”, e talvolta fotografie dei miracolati. Il numero delle fotografie dei richiedenti grazie particolari, è al quanto elevato, ed esse sono state sistemate da qualche tempo, in un album ben ordinato, in attesa di essere quanto prima rese pubbliche. Simpatiche appaiono le fotografie raffiguranti i “monacelli”, ovvero i bambini vestiti da fraticelli come lo stesso sant’Antonio, con tanto di giglio tra le mani. Ancora oggi, annualmente, una devota del Santo, pone sulla tenera manina del Bambinello, che il Santo tiene in braccio, un grazioso cuore in argento, messo in “bella vista” per essere apprezzato da tutti. Il pezzo forte del tesoro votivo di sant’Antonio, è soprattutto la collezione di oggetti aurei, chiusa in una cassetta lignea, conservata allo stato attuale in luogo sicuro, e non più esposta ai piedi dell’effige nel corso della processione in suo onore. Sulle elargizioni di oggetti d’oro, abbiamo diverse prove documentali. La prima di queste, datata 28 agosto 1911, a firma dell’allora priore della Congrega di Sant’Antonio di Padova, Benevento Antonio, ci informa che: “Dichiaro io qui sottoscritto di avere ricevuto dal signor Antonio Mingione i seguenti oggetti d’oro della defunta Margherita Cuorista (?), la quale dona a S. Antonio di Padova.”. Tale donazione comprendeva i seguenti oggetti: un laccetto d’oro, un paio di orecchini di perle, sei anelli, un brolocco e un cornetto. Ai citati oggetti, segue per ognuno la caratura.


Di valore storico, appare l’ “Elenco nominativo degli oggetti votivi”, reperito presso l’Archivio storico diocesano di Caserta, risalente agli anni Trenta del XX secolo, durante il periodo fascista. Questo elenco ci dà un’idea di quelli che erano e forse sono, gli oggetti donati al Santo: dai semplici ex voto in argento, ai monili in oro, con tanto di “quantitativo”. Addirittura, vengono elencati due gigli piccoli in argento, molto probabilmente quelli che un tempo erano posti nelle mani dei due angeli, posti ai piedi del simulacro (di cui uno rubato). Al prezioso documento è inoltre allegata una “ricevuta” del “Fascio Femminile di Caserta”. Quest’ultima, viene così presentata: “Oltre ciò segnato, si in possesso della ricevuta del Fascio Femminile di Casagiove col n° 1405 in data 1935 XIV da sottrarre dagli oggetti dalla nota medesima i seguenti oggetti: orecchini d’oro (un paia), Bulogne (uno), Orologio d’argento (tre)”. L’intero fascicolo è datato: “Casagiove 15 ottobre 1936 XIV”, seguono le firme del Consiglio dell’Arciconfraternita: Il Priore Santonastaso Vincenzo, Il Tesoriere Vincenzo Cepparulo, Il Segretario Cutillo Raffaele, il Padre Spirituale Sac. Michele Mingione.


Ben due anni dopo, “In data di oggi tutti gli oggetti votivi d’oro e di argento sopra indicati sono stati ritirati da noi sottoscritti Priore, I Assistente e Parroco. Caserta, 15 giugno 1938 XVI.” Seguono le firme di: Priore Sibillo Nicola, Di Lucca Alessandro, Parr. Cerreto Michele. Poiché quest’ultima testimonianza scritta, risulta firmata presso Caserta, ipotizziamo, che gli oggetti di valore, dovevano trovarsi nelle casse forti dell’allora Banca d’Italia. Tempo fa, alcune persone ci riferirono, che tutti questi oggetti citati in questa sede, furono requisiti dai fascisti, per lo “sforzo bellico”, nel corso della Seconda Guerra mondiale. Tali informazioni, risultano del tutto errate e per di più “inventate”, in quanto vi sono fotografie risalenti al Dopo guerra, che testimoniano la presenza della “misteriosa” cassetta contenente il “tesoro antoniano” dei devoti casagiovesi. Attualmente, nonostante le continue insistenze nello scoprire dove fossero conservati gli oggetti donati al Santo, sappiamo solo che l’ultima persona che li custodì gelosamente, fu l’ex sindaco casagiovese, rag. Nicola Russo, padre dell’attuale sindaco Elpidio. Speriamo tanto che un giorno, potremmo rivedere nuovamente questo piccolo tesoro fatto d’amore, fede ed umiltà.


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(Anni Sessanta del XX secolo. Ai piedi della statua del Santo si può notare la cassetta contenente gli oggetti di valore)


 



Il tesoro di sant’Antonio in Casagiove: ex voto, oggetti preziosi e ricordi donati al Santo http://www.vivicasagiove.it/notizie/tesoro-santantonio-casagiove-ex-voto-oggetti-preziosi-ricordi-donati-al-santo/

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