martedì 12 aprile 2016

“QUELLE MATTINE UN PO’ COSI’ DI QUELLE GIORNATE UN PO’ COSI’…”

Ci sono giorni in cui essere scarichi fisicamente e mentalmente è la normalità; certe categorie di persone questo lo sanno benissimo, ne sono pienamente consapevoli pur rendendosi conto che un giorno questa condizione potrebbe essere fatale per loro e che potrebbero finire per accettarla tanto passivamente da finire prima o poi mezzi divorati dai cani alsaziani (cit. dal film “IL DIARIO DI BRIDGET JONES”, già riportata una volta ma da me prediletta e strautilizzata perché, a mio parere, rende perfettamente l’idea di assuefazione alla quale ci stiamo pericolosamente avvicinando). Detto ciò, ci sono quei giorni un po’ così, in cui sai che anche il treno sul quale salirai farà la differenza, come farà la differenza la gente che saprai di incontrare, per caso o no. Un treno regionale, col suo odore di vecchio e navigato carro bestiame, va talmente per i cavoli suoi sui binari, che ti sballotta a destra e a manca pure il sistema nervoso. Il paesaggio che vedi dal finestrino (se lo vedi…) ti sembra uguale al treno su cui stai… Manco il mare di Formia e Gaeta ti può salvare… Viceversa, se ti dovesse per caso capitare di salire su un intercity (che tu reputi, dopo anni di tragicomiche avventure sui regionali, appunto, quasi alla pari di un treno Alta Velocita’), lo stato d’animo può cambiare da così a cosà, il panorama è bello, il mare di Formia e Gaeta ti salva la vita e le persone che hai attorno sono addirittura sopportabili… Colpa o merito, appunto, di come ci sentiamo fisicamente e mentalmente, di come abbiamo dormito, di come ci siamo svegliati, di quello che ci aspetta una volta scesi dal treno e di quello che ritroveremo una volta tornati a casa, sempre scendendo dal treno. Queste sono le mattine di quei giorni un po’ così, in cui siamo consapevoli che, volenti o nolenti, il treno è una parte di noi, delle nostre vite. Per quanto possiamo e desideriamo scacciarlo il più lontano possibile da noi ed evitarlo come un atleta impegnato nella finale olimpica degli 100 metri ad ostacoli, almeno per me è, e ahimè, resterà in futuro, comunque una parte della mia vita praticamente incancellabile, come tutte le volte che salterà alla memoria i visi appoggiati al finestrino, nascosti dietro un vetro, come cantavano anni fa i Velvet, e penare a… a… a… A cosa stavo pensando??? Ecco, ci si è ripersi… Meglio così, meglio solo guardare dal finestrino va…



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