Mancano ormai pochi giorni al referendum abrogativo sulle trivelle, ovvero la cancellazione della norma del terzo periodo del comma 17 dell’articolo 6 del Codice dell’Ambiente, che dà la possibilità alle società petrolifere di tirar fuori dai fondali marini gas e petrolio entro le 12 miglia dalla costa. Oltre naturalmente alle due posizioni che emergono dal referendum, sui principali canali d’informazione a farla da padrone è la polemica. Ad accendere questo dibattito sono state le dichiarazioni del premier Matteo Renzi e dell’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Il Presidente del Consiglio ha invitato gli elettori, che sono propensi al no all’abrogazione della norma, a disertare la chiamata alle urne (f.te Repubblica). Un atto scellerato. Nessuno fino ad ora nella storia della Repubblica aveva mai posto un tale invito. Del resto a cosa serve votare? Ormai le decisioni più importanti, come la scelta del capo del governo e quello dello stato, vengono decise nelle sale dei palazzi governativi.
Alle parole del vivace ed accattivante capo del governo, si è unita da poco anche la dichiarazione del novantenne ex Presidente della Repubblica:”“Non andare a votare è un modo di esprimersi sull’inconsistenza dell’iniziativa referendaria“ (f.te Il Fatto Quotidiano). In poche parole, il vecchio Giorgio ha enfatizzato il diritto di astenersi, nonostante l’astensione non rispecchi una forma di protesta, ma quanto di più menefreghista e dannoso possa esserci in una nazione democratica. Eppure è giusto ricordare che lo stesso Napolitano nel 2011, in occasione del referendum sul nucleare, acqua pubblica e Lodo Alfano, definì lo strumento referendario “elemento di democrazia diretta”.
La vicenda, ovvero questo invito a disertare l’impegno referendario, soprattutto per la genetica politica dei due personaggi, da sempre a difesa della libertà d’espressione e degli strumenti democratici, apre molti sospetti sull’integrità politica dei due: forse le società petrolifere non trivellano solo il terreno, ma anche la sacca degli appetiti politici. Il governo ormai ha poteri trasformistici straordinari.
Al di là delle polemiche, sia che siate per il si, sia che siate per il no, domenica 17 aprile recativi nei seggi e fate in modo che il vostro diritto di cittadini rimanga integro e scevro da manovre politiche.
Votare è sempre un diritto-dovere http://www.vivicasagiove.it/notizie/votare-sempre-un-diritto-dovere/

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