Nella città di Casagiove è risentita una forte devozione verso i Santi. Ne sono esempi processioni e feste popolari per dimostrare, non solo la fede verso i celesti protettori, ma anche per coinvolgere l’intera popolazione a tali manifestazioni. Nonostante i mutamenti sociali, sono molte le persone che “per devozione”, si interessano ad organizzare queste feste popolari. Tra queste ve ne sono alcune, prendendo come esempio Antonio Casertano, che spinte dall’amore per la storia delle tradizioni popolari, ma anche dal piacere di fare ciò, si collocano sempre in “prima fila” nel promuovere le tradizioni locali. Dobbiamo essere grati ad Antonio Casertano, per il suo continuo ricercare inedite notizie che hanno caratterizzato le memorie della comunità casagiovese. Egli con questa “palestra” culturale è diventato pian piano, e continuerà a diventare una fonte inesauribile di ricordi passati, che ama trasmettere a tutti, in primis, alle giovani generazioni.
Ad maiora!
Emanuele Roviello
A sant’Antonio e san Vincenzo, i Santi che più porto nel cuore…
Le tradizioni popolari sono parte integrante della “nostra” storia locale, per questo vanno preservate, tramandate e valorizzate. Esse sono una caratteristica fondamentale nella civiltà meridionale, proprio perché nel tempo hanno simboleggiato, e continuano a simboleggiare, l’attaccamento di fede e devozione verso il Signore, la Vergine “Senza Macchia” e la folta schiera dei “Cavalieri di Cristo”, i Santi. Il popolo casagiovese, così intriso di fede, vede nei suoi Celesti Protettori (La Vergine Maria, San Michele Arcangelo, San Vincenzo dé Paoli, Sant’Antonio di Padova e San Francesco di Paola) una luce di speranza, degli esempi per poter migliorare la propria vita cristiana. La profonda devozione di ogni singolo individuo, la si evince nel giorno in cui le statue dei nostri amati Santi, vengono trasportate processionalmente per tutta la città, e tanti uomini al seguito, ne sopportano il peso, caricandosi in spalla le pesantissime “macchine” processionali, su cui sono poste “in trionfo” le bellissime sculture, posizionale in cima come “baluardi della fede”.
Un tempo a Casagiove, le feste popolari si presentavano in maniera “sfarzosa”, e di sicuro lo spirito del “far festa” aleggiava di più nello spirito di molti. Oggi, per diverse motivazioni, legate soprattutto alla “crisi economica”, le feste popolari hanno assunto un tono più ridotto, ma proiettato maggiormente verso la spiritualità del momento. Pur non avendo vissuto un passato non del tutto remoto, osservando fotografie d’epoca, proviamo una certa nostalgia, scaturita dalla voglia di riportare ai tempi attuali il senso “puro” del festeggiare un Santo con luminarie, bancarelle e concerti musicali. Alcune tradizioni popolari casagiovesi, con rammarico sono state “dimenticate”: l’incontro che si svolgeva tra le statue di Sant’Antonio e San Vincenzo, per procedere all’ “alzabandiera” che avrebbe indicato i giorni della festa popolare in onore del Santo francese, momento a cui assistevano tantissime persone assalite dalla commozione. La processione in onore di san Francesco di Paola, organizzata dai membri del Comitato festeggiamenti “Sant’Antonio di Padova”, ponendo la statua del Santo calabrese su un furgone ben addobbato, e fatto girare per le strade del rione “San Francesco”.
Almeno Nel XX secolo, era la stessa Arciconfraternita di Sant’Antonio di Padova, che provvedeva ad organizzare la festa popolare in onore del Santo, a cui sarebbero accorse tantissime persone, residenti in Casagiove e non. Anche nel 1940, nonostante il “dolore” causato dal Secondo Conflitto Mondiale, il Consiglio dell’Arciconfraternita, procedette comunque alla nomina di coloro che avrebbero rappresentato il Comitato festeggiamenti. Per la festa da svolgersi nel giugno del medesimo anno, venne redatto un “Regolamento” (Archivio Storico Diocesano di Caserta I.07.B35/Fasc. 725), a cui i membri del Comitato assunsero degli impegni. Per primo, bisognava “nominare, in mezzo a loro” un Presidente, un Segretario e un Cassiere. Il Regolamento si presenta al quanto “severo” e per di più “restrittivo” in un certo senso, al secondo punto di esso leggiamo infatti: “Non intraprendere nulla che sia in contrasto con le leggi e le disposizioni della Chiesa e dello Stato”. Queste “restrizioni” furono messe in atto soprattutto dall’Autorità diocesana di Caserta, guidata dall’allora vescovo Natale Gabriele Moriondo, che nel suo episcopato fu duro contro lo svolgimento “poco decoroso” delle feste popolari e delle processioni. I membri del Comitato dovevano tenersi “in continuo contatto” col Priore, per informarlo sull’andamento delle iniziative proposte. Il Priore poi, provvedeva ad informare il Padre Spirituale (parroco). Tra le iniziative proposte per lo svolgimento della festa, alcune non erano viste di buon occhio: al quinto punto è previsto di “Escludere assolutamente, dal programma della Festa, il concerto vocale e il cinema, né permettere che, a mezzo di altri essi si facciano, sia pure a distanza dalla Festa”. Bisognava inoltre “Preparare un programma di festeggiamenti secondo le tradizioni del paese: per ogni eventuale novità, chiedere il parere alla Congrega”. A quanto pare, neppure la presenza di una Banda musicale non era gradita, e non a caso bisognava “Escludere la gara delle bande musicali, la quale arreca inutile spreco di fondi e dà noia al pubblico con pericolo di dissapori che la carità cristiana riprova”. All’epoca era usanza che nel corso delle feste patronali, nella piazza principale e centrale, venisse posizionata l’artistica “cassa armonica”, in cui prendevano posto i musicanti dei Concerti bandistici, che solitamente eseguivano repertori caratterizzati da musiche lirico – sinfoniche. La festa di Sant’Antonio a Casagiove, fino alla fine degli anni Ottanta del XX secolo, ebbe modo di avere la “cassa armonica”, poi pian piano questa usanza è andata scemando. Ma ritorniamo a noi. Almeno quindici giorni prima della festa, il programma dei festeggiamenti andava consegnato alla Curia Vescovile, per approvarlo o meno. Ma quello che preoccupava maggiormente l’Autorità diocesana era l’andamento della processione con la statua del Santo. Per fortuna però, si riuscì a giungere ad un accordo con il Comitato festeggiamenti, con cui si doveva “Dirigere la processione secondo le prescrizioni della Curia Vescovile ed evitare di oltrepassare, in qualunque modo, la casa rurale Sibillo verso Caserta e la casa rurale Palladino verso S. Maria C.V. e non trasportare l’Immagine nei palazzi o nei vicoli”. Nonostante le “entrate” in denaro erano certamente maggiori rispetto ai tempi attuali, c’era comunque timore che i conti non “quadrassero”. Alla luce di ciò vennero prese le accurate cautele, in quanto bisognava “Preferire al pericolo del Deficit l’eventualità di un avanzo, da consegnare naturalmente alla Congrega, la quale lo conserverà per la Festa successiva. In caso di deficit, rimettere in solido e ha proprio la somma mancante”. Nel 1942, ben due anni dopo dalla redazione del presentato Regolamento, le cose non migliorarono del tutto, in quanto Sua Eccellenza il vescovo di Caserta, tra le pagine del “Bollettino Ufficiale” della Diocesi di Caserta, tornò nuovamente ad “alzare la voce” sull’organizzazione di feste e processioni: “I Parroci o Rettori di Chiese o Religiosi, che devono regolare il retto andamento del corteo nelle processioni, facciano in modo di mantenere l’ordine, la serietà, la devozione della pia cerimonia, evitando le fermate e quelle note stonanti che distraggono, scivolando qualche volta anche nel ridicolo…”.
Sulla redazione del presente scritto, non solo ci siamo basati sulla documentazione archivistica custodita nell’Archivio storico diocesano di Caserta, ma abbiamo avuto modo di ascoltare i racconti di persone più anziane che sentenziose hanno affermato: “All’epoca le feste erano un’altra cosa…!”. Tale affermazione e senza dubbio vera, ma anche in passato, come oggi, le difficoltà soprattutto economiche non erano poche. Il nostro desiderio è quello di poter assistere un giorno, a tradizioni per anni avvolte nell’oscurità, e ricordiamo sempre che le tradizioni vanno “purificate”, non “cancellate”. Nel nome dei nostri amatissimi Protettori, sentiamoci fieri di essere casagiovesi dalla “incrollabile” Fede.
"Per divozione verso il Gran Santo": la Festa di Sant"Antonio a Casagiove nel 1940 http://www.vivicasagiove.it/notizie/divozione-verso-gran-santo-la-festa-santantonio-casagiove-nel-1940/

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