domenica 13 marzo 2016

“SE LA TRAGICA REALTA’ SUPERA LA BANALE FANTASIA” (PART III)

Notoriamente mi si conosce come una persona giocosa, chiacchierona, sarcastica ed esuberante. Dopo l’esperienza vissuta in treno recentemente, e di cui ho scritto nei miei due precedenti pezzi, mi ritrovo a scriverne la terza ed ultima parte facendo una riflessione seria e per nulla divertente. Il treno ti aiuta molto a pensare, viste le ore passateci dentro, e, nei giorni in cui la donna viene, diciamo così, festeggiata (per certi versi banalmente, l’8 Marzo), il mio pensiero va ad ogni singolo episodio di discriminazione e violenza nei riguardi delle donne. Dagli epiteti assegnati, al trattamento poco gratificante riservato a molte donne lavoratrici ma contemporaneamente anche madri, alla gelosia asfissiante, alla pressione psicologica esercitata spesso su di loro, fino all’esplosione, come ho raccontato dopo l’esperienza personalmente vissuta in treno da ascoltatrice, della violenza fisica, espressa nella sua forma più cieca e aggressiva e con risvolti troppe volte tragici. Mimose come simbolo della donna, ma troppe volte imbrattate di sangue, donne raggirate e violentate nel corpo, nell’anima e nel cervello che troppi uomini tentano di chiudere in scatole ermeticamente serrate sotto forma di rapporti di amore che amore poi non è, le scarpe rosse del 25 Novembre come altro simbolo contro la violenza. Troppi simboli, signori miei, troppe parole e pochi fatti, il femminicidio come reato che, francamente, sembra sessista e discriminatorio, la cosiddetta “Legge” che non preserva e tutela a sufficienza le donne. L’episodio da me raccontato e vissuto da pendolare insieme alle mie colleghe, è solo uno dei centinaia raccontati ogni giorno o quasi da giornali e TV. Qualcuno si chiederà il motivo per il quale gli ho dedicato ben tre pezzi; perché ogni donna è esposta, ogni donna, bella o meno che sia (aspetto orribile troppo preso in esame dalla TV, dalla vita riservata o meno, rappresenta un possibile oggetto e soggetto di azioni contro di lei. Io, da pendolare, nel mio piccolo, provo ogni giorno a difendermi come posso da ogni preventivato rischio, perché anche la nostra vita, che ricomincia ogni giorno all’alba, in treni pieni di pericoli e in una città lontana chilometri dalla nostra quotidianità. Ma quante donne, prese nella loro fragilità, possono non riuscire a difendersi da QUALSIASI tipo di aggressione o forma di violenza? Giuro che dalla prossima settimana tornerò “leggera”, ma stavolta io, le mimose, non le vedo gialle, ma rosse, e quel rosso lì non mi piace affatto.



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