MADDALONI – Lo sentiamo dire da diverso tempo:”Il petrolio del sud è il suo patrimonio culturale ed artistico”. Naturalmente tale affermazione genera di conseguenza una domanda sacrosanta: in che stato vengono conservate le nostre ricchezze? Beh, finché si tratta di siti rinomati e di grande importanza culturale, come la Reggia, Pompei, etc., non possiamo non dire che lo Stato non faccia nulla, anzi esso e gli organi preposti sono senza dubbio attivi sia per la salvaguardia che per la pubblicizzazione di tali bellezze. Il discorso si capovolge del tutto se invece analizziamo la stato di conservazione delle bellezze nascoste (e meno note) delle nostre città, dove è più difficile attivarsi per la tutela di un patrimonio ritenuto erroneamente “di secondo ordine”. Anche Maddaloni rientra in questa categoria; anche qui il discorso dei beni culturali è sinonimo di un panorama pieno di insidie e di difficoltà, dove non sempre a vincere è la volontà impellente di difendere la cultura cittadina.
In questo contesto, mi trovo ad analizzare due esempi di atteggiamento della comunità locale (i cittadini maddalonesi) nei confronti del proprio patrimonio culturale. Un egregia iniziativa che la stampa ha il dovere di diffondere è senza dubbio quella portata avanti dal movimento culturale “RE-CURO”, con in testa il suo Presidente, Arch. Antonio Mereu, che sta portando avanti, con fatica e dedizione, il restauro della pala d’altare della chiesa di Santa Margherita, dipinto su tavola da Pompeo Landolfo, raffigurante proprio la santa a cui è dedicata la chiesa. Il restauro sta avvenendo grazie alla vendita simbolica di un tassello della tavola, che sarà intitolata a colui o colei che ha effettuato la donazione. La tavola, oltre ad essere un esempio di scuola napoletana del ‘600, presenta sullo sfondo il castello di Maddaloni all’epoca dell’esecuzione dell’opera d’arte, caratterizzando in maniera tutta nostrana l’opera d’arte.
Se a Santa Margherita notiamo la presenza di una ferma volontà di difesa del nostro patrimonio culturale, non possiamo dire lo stesso per un sito artistico che si trova scendendo proprio da Santa Margherita. Stiamo parlando naturalmente della chiesa di San Giovanni con l’annesso ipogeo. La chiesa già in passato ha subito diversi furti, ma, con il completo abbandono da parte delle istituzioni e senza la segnalazioni di chi l’ha in gestione, ulteriori danni stanno colpendo ciò che è rimasto come gli affreschi dell’ipogeo: infatti, a causa delle infiltrazioni e della costante presenza di umidità, una parte dell’affresco della deposizione di Cristo si è completamente gonfiata: basta poco per far crollare tutta la porzione di questa importantissima opera d’arte. Se non si agirà subito, correremo il rischio di veder persa per sempre questo unicum tutto maddalonese.
La deposizione di Cristo nell’ipogeo di San Giovanni (si nota la parte scura e gonfia sulla destra)
Dall’immagine si può notare il rigonfiamento che ha colpito l’affresco
Se Santa Margherita rappresenta il simbolo di una Maddaloni che si sta aprendo al discorso della giusta conservazione e tutela del proprio patrimonio, San Giovanni rappresenta un simbolo del passato, dove gli incarichi non vengono affidati in base alle competenze specifiche, ma soltanto in base a vecchie amicizie ed a vecchie consuetudini. Non si può più attendere, non possiamo girare la faccia dall’altra parte: alcuni personaggi devono capire che il bene culturale affidatogli non è di loro proprietà, ma della città. Basta con l’approssimazione. Chi non è in grado o chi non ha la giusta coscienza per operare per la salvaguardia del bene culturale, deve essere messo da parte; solo in questo modo potremo sperare in un futuro migliore per il nostro unico e stupendo patrimonio culturale.
Santa Margherita e San Giovanni: due "diversi" esempi di tutela del nostro patrimonio http://www.vivicasagiove.it/notizie/santa-margherita-san-giovanni-due-esempi-tutela-del-nostro-patrimonio/


