Affinché la sensibilità delle autorità competenti, porti alla ricostituzione di questo Pio Sodalizio.
Nelle città, almeno in passato, non era affatto cosa rara che le Confraternite di laici, promuovessero attività a scopo benevolo, a vantaggio dei numerosi nullatenenti. Ne è un esempio lampante la città di Caserta, dove il fervore devozionale e caritatevole si è sempre fatto sentire, soprattutto tra i ceti più abbienti, che sentivano l’esigenza nel mettersi al servizio degli ultimi della società: i poveri. In Caserta centro, sorsero Pii Sodalizi dagli scopi variegati: chi esclusivamente di Culto, chi di Carità e mutuo soccorso tra gli associati. Ad esempio l’Arciconfraternita di Santa Maria di Loreto e delle Anime del Purgatorio, aveva in gestione un ospedale per il sollievo dei malati poveri, La Reale Arciconfraternita di San Giovanni Battista, la più antica dell’intera diocesi casertana, fu la prima a dedicarsi alla “pietosa cura dei defunti”, possedendo tra l’altro al di sotto della propria chiesa, un ipogeo dove tumulare i confratelli defunti. Vi era poi la Confraternita del SS. Rosario, con sede presso la cappella accorpata alla sconsacrata chiesa del SS. Redentore, oggi sede del museo diocesano, che si occupava attraverso il “Monte del Rosario e del Crocifisso” dei cosiddetti “maritaggi” delle giovane fanciulle, povere e senza dote. Singolare appare lo scopo della protagonista nel presente scritto: l’Arciconfraternita dell’Augustissima Croce, Orazione e Morte, con sede presso la chiesa di Sant’Elena imperatrice, situata nel quartiere detto “La Santella”. Oggi il sacro edificio si presenta in un pessimo stato conservativo, incominciato da quando moltissimi anni orsono i confratelli decisero di sciogliere il Pio Sodalizio, e passando in automatico sotto la supervisione di un commissario vescovile, nominato dalla Curia di Caserta. Nel tempo, non poche sono state le polemiche sullo stato di abbandono della chiesa, soprattutto da parte degli abitanti del luogo, che nelle memorie d’infanzia ricordano le sacre funzioni che venivano lì officiate. Attualmente il Pio luogo è sede di un’associazione a favore dei migranti, che disperati fuggono da Paesi dove morte e distruzione sono all’ordine del giorno, giungendo in Italia per non perdere la speranza. E’ del tutto un caso, ma sembrerebbe proprio che la citata associazione, continuasse un nobile scopo confraternale: quello di dare conforto e rifugio alle persone indigenti che gridano “Carità!”. Sulla storia sia dell’edificio religioso, che della Confraternita laicale, qualche anno fa, approfondirono due valenti studiose locali: L’architetto Giovanna Sarnella e la professoressa Rosa Carafa, pubblicando quanto ricercato in un opuscolo intitolato: “Caserta: dalla Reggia alla Chiesa di S. Agostino, RCE edizioni 2002”. Se consideriamo che nell’ allora “Villaggio Torre” (attuale Caserta centro), la Congrega di San Giovanni Battista esisteva già a partire dall’ anno 1310, la Congrega della Madonna di Loreto e delle Anime del Purgatorio a partire dall’ anno 1609, è certo che il terzo Sodalizio sorto nella stessa zona, sia proprio quello dell’Augustissima Croce, Orazione e Morte. L’esistenza di quest’ultima Congrega è accertata a partire dal 1612, proprio quando in quello stesso anno, presso la sede del Pio Sodalizio, fu istituito un Monte di Pietà senza fine lucrativo, a vantaggio dei poveri. Domenico Morelli nella sua “Statistica delle Opere Pie…” del 1873, ci informa che il “Monte” sorse attraverso la concessione del privilegio del Viceré Don Fernandez de Castro Conte di Lemos. Purtroppo di questo “diploma” rilasciato dal citato nobile, non è mai stato ritrovato l’originale, e neppure una copia conforme all’originale. E’ possibile che questo prezioso documento sia andato disperso, se non addirittura distrutto a causa dell’insensibilità umana, se non addirittura per un semplice fattore temporale. E’ nostra convinzione che almeno fino all’anno della stampa dell’Opera di Domenico Morelli (1873), il citato diploma, come pure il resto dell’antica documentazione confraternale, erano ancora consultabili e custoditi presso la sede della Congrega. Il Monte di Pietà gestito dalla Congrega casertana, può essere considerato come una “filiale” del più importante Monte del Meridione, cioè quello di Napoli. Quest’ultimo venne fondato nella città partenopea nel 1539, per volontà di un gruppo di nobili napoletani, dopo l’emanazione di un Decreto da parte del re Carlo V d’Asburgo, con il quale scacciò gli ebrei accusati di “strozzinaggio”. Lo scopo del Pio Ente fu soprattutto quello di combattere l’usura, con l’elargizione di prestiti senza fine di lucro. Anche l’ Arciconfraternita dell’Augustissima Croce di Caserta, aveva come scopo associativo, anche quello di dare degna sepoltura ai morti poveri. Non a caso al di sotto della chiesa di Sant’Elena è ancora oggi situato l’ipogeo, seppur non più accessibile. Come tutte le altre Confraternite, desiderose di incrementare il proprio “prestigio”, anche quella casertana, attese “con ansia intrepida” di essere aggregata all’Arciconfraternita romana. Questo sogno venne esaudito, quando il 20 ottobre 1763, venne solennemente affiliata all’Arciconfraternita del Gonfalone di Roma, usufruendo in questo modo dei numerosi “vantaggi spirituali” concessi da Sua Santità il papa. Pur non avendo reperito qualche rara fotografia dell’epoca, che ci presentasse i confratelli in uniforme durante una solenne processione cittadina, sappiamo che almeno nel XVIII secolo, l’abito indossato dai congregati era una sacco (o camice) su cui era effigiato il simbolo della Croce. Pur trovandoci in una società mutata sotto ogni aspetto, sarebbe bello poter “riprendere” non solo il Pio Sodalizio, ma anche quel nobile scopo che effettuava moltissimo tempo, l’elargizione di denaro e di beni di “prima necessità” alla tante famiglie, che purtroppo ancora oggi, popolano la città di Caserta, soprattutto le periferie, dove non solo regna delinquenza e immoralità, ma anche e soprattutto tanta disperazione. Il compianto Gerardo Zampella, innamorato della sua città, venne indicato come presunto commissario vescovile dell’Arciconfraternita della “Santella”, ruolo che purtroppo non riuscì a svolgere a causa di varie motivazioni. La sua idea sarebbe stata non solo quella di ricostituire il Sodalizio, ma anche di rendere la graziosa chiesa un centro di cultura, punto di riferimento nel centro storico casertano. Vivamente speriamo che il sogno dello stimato Zampella, venga esaudito così da poter valorizzare un altro pezzo di storia, e vita casertana.
(La facciata della chiesa della “Santella”, così come oggi si presenta)
Un’antica banca casertana: il Monte di Pietà alla “Santella” http://www.vivicasagiove.it/notizie/unantica-banca-casertana-monte-pieta-alla-santella/

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