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lunedì 8 febbraio 2016

Convegno su S. Maria de Commendatis: un successo tutto maddalonese

MADDALONI – Si è svolto sabato, 6 febbraio, a partire dalle ore 9:30, il convegno “Il complesso monastico di Santa Maria de Commendatis”. L’evento, che aveva tutti i presupposti per essere una manifestazione esclusiva nel panorama culturale della nostra città, ha superato di gran lunga tutte le aspettative. Finalmente è stato portata alla ribalta la storia e la bellezza di uno degli edifici più illustri e vetusti della nostra città che ha rappresentato il punto di partenza per le analisi che sono state affrontate durante il protrarsi del convegno.


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L’idea di una simile manifestazione è partita dalla mente frizzante della Direttrice del Museo Civico di Maddaloni Dott.ssa Maria Rosaria Rienzo che è da sempre interessata alla storia ed alle bellezze artistiche del complesso monastico che, tra l’altro, ospita proprio il museo. Significativa, per garantire un profilo accademico al convegno, è stata la presenza di importanti docenti universitari, provenienti dalla Seconda Università di Napoli (SUN) e della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale.


La manifestazione ha visto la presenza, tra il pubblico, non solo delle più eminenti personalità della città, ma anche alcune classi del Liceo Scientifico “Nino Cortese” accompagnate dai propri professori.


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Come di consueto, il convegno si è aperto con i saluti del sindaco. L’Ing. Rosa De Lucia ha spiegato come questo evento segni il punto di arrivo, dopo 2 anni, di un lavoro teso a mantenere in vita l’istituzione museale, ma anche di partenza per esperienze culturali sempre più innovative. Per il primo cittadino la conoscenza, l’immaginazione e la cooperazione sono gli elementi essenziali per il rilancio della cultura maddalonese. Durante il suo intervento la De Lucia ha mostrato al pubblico un atto notarile che sancisce come il complesso monastico e la chiesa al suo interno siano senza ombra di dubbio una proprietà comunale:”Un sindaco può essere orgoglioso di molte cose della propria città – ha dichiarato il sindaco – ed il complesso monastico di Santa Maria de Commendatis è uno di questi”.


Per l’Assessore alla Cultura Dott.ssa Cecilia D’Anna il Museo Civico deve ora intraprendere una nuova fase.”Per due anni e mezzo – ha affermato l’assessore – abbiamo giocato in difesa, è giunto il momento di passare all’azione”. Un’azione che vede il museo non più esclusivamente una rassegna di manufatti, ma un centro di ricerca, luogo nevralgico di una città policentrica.


Il primo intervento è stato naturalmente quello della padrona di casa, la Dott.ssa Rienzo. La Direttrice ha tracciato la storia del complesso monastico. Il nucleo originario risale al 1268, quando, per volere del papa Clemente IV, fu aperta la congrega dei Disciplinati, il cui regolamento, ha sottolineato la direttrice, scritto su una pergamena trecentesca, è improvvisamente sparito dalla chiesa per poi riapparire all’archivio diocesano di Caserta, magiche coincidenze. Nel 1560 il duca di Maddaloni Diomede I fece una donazione di 1.000 ducati per la fondazione di un ospedale con una rendita di 2.000 ducati annui. Morto prematuramente Diomede, la moglie Roberta venne dichiarata esecutrice testamentaria, perciò, investita di tale autorità, la duchessa scelse come luogo di fondazione dell’ospedale “una certa chiesa dove erano delle camere e un orticello rette dagli economi di una confraternita esistente in quella chiesa”. Questo ospedale però non ebbe molta fortuna perchè i maddalonesi avevano, come si legge da alcuni documenti, “vergogna a farsi curare”. Per questo motivo, nel 1660, la duchessa Antonia Caracciolo decise di fondare un convento femminile dove le monache avrebbero adempiuto anche alle mansioni che richiedeva l’istituto ospedaliero. Successivamente la duchessa Carlotta Colonna nel 1719 decise di fondare nella struttura un monastero per suore domenicane, ovviamente dopo l’autorizzazione papale di Clemente IX. Dopo l’istituzione, vennero fatte trasferire da Napoli 50 suore agli ordini della Badessa Anna Maria Carafa. Furono le monache che gestirono i lavori sia architettonici che artistici che si ebbero all’interno del complesso. La Direttrice ha però sottolineato nel suo intervento come il monastero fosse ricco di rendite, la maggior parte delle quali provenivano dai vecchi lasciti fatti all’ospedale, che erano destinate non solo per il sostentamento del convento, ma anche per nuovi investimenti. Una di queste suore, Maria Amalia Carbone, investì del denaro per aprire delle botteghe sulla strada. Intorno al 1800, come si evince da documenti, le suore entrarono in possesso del giardino a ridosso del convento, che era di proprietà dei francescani, concedendo in permuta un loro terreno. “Le suore – ha dichiarato la direttrice – sentirono il bisogno di avere degli spazi aperti. Richiesero allora al vescovo di poter fare dei lavori proprio nel giardino, con la costruzione di un belvedere. Quando però il vescovo visitò il convento per impartire la benedizione rimase di stucco. Questi spazi aperti, con il belvedere che sorgeva di fronte al palazzo Carbone, crearono scandalo per un convento di clausura, tanto che il vescovo, per punire l’ardire di queste monache, le punì vietando loro il sacramento della comunione”. Molto interessante ed ironico è stato il “menù” delle monache.La Rienzo ha infatti illustrato alla platea quali erano le pietanze preferite delle monache del convento: minestre bianche e verdi, ma anche maccheroni e carne come pranzo, mentre per cena il piatto si riempiva di uova, oppure formaggi come la mozzarella, la provola ed il caciocavallo; il menù si differenziava nel periodo di quaresima, dove in tavola si poteva trovare baccalà o legumi.


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Dopo l’intervento della Direttrice, la parola è passata agli accademici: il primo a parlare è stato il Prof. Giulio Sodano del Dipartimento di Lettere e Beni Culturali della SUN. Il Prof. Sodano ha analizzato il rapporto tra Maddaloni e la famiglia Carafa. “Nessuna dinastia feudale ha avuto un rapporto così stretto con la propria città come i Carafa con Maddaloni – ha dichiarato il professore – Questo è il segno inequivocabile della forte presenza dei Carafa sul territorio, di cui il convento di Santa Maria de Commendatis è solo una delle prove”. Le origini del rapporto fra potere feudale e la città vanno naturalmente rintracciate in questioni militari. I Carafa, che erano una delle famiglie più legate alla corona aragonese, sono posti a controllo di Maddaloni, centro nevralgico di comunicazione con Napoli. “Controllare Maddaloni voleva dire controllare la via dei vettovagliamenti per la capitale”. Poi concludendo il suo intervento: “Il potere feudale, a Maddaloni come in altri luoghi, ha avuto una molteplicità di facce: da un lato l’arroganza, l’imposizione della forza, e lo sfruttamento; dall’altro il paternalismo, il mecenatismo, e l’attività caritativa”.


Dopo la pausa del coffee break, sono continuati gli interventi. La Professoressa Danila Jacazzi, docente di Architettura e disegno industriale alla SUN, ha presentato alcune cartografie che illustrano la strade antiche del Pratilli, che sono state esposte e studiate in una pubblicazione del Museo Civico dalla Dott.ssa Maria Rosaria Rienzo. Molto interessante è stata l’esposizione della Prof.ssa Jacazzi sulla via francigena verso la Terra Santa che passava anche da Maddaloni. L’intervento ha dato spazio anche ad una figura essenziale per la storia di Maddaloni: Diomede I Carafa. “Diomede I Carafa era il prototipo dell’archeologo moderno – ha dichiarato la docente – comprò un terreno a Pozzuoli per “ricavar anticaglie”. E’ molto probabile quindi che oggetto di questa sua passione fosse stata anche Maddaloni”.


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A seguire c’è stato poi l’intervento della Prof.ssa Nadia Barrella, docente di Museologia della SUN. La Barrella ha eseguito un’analisi tecnica del Museo Civico, dettando una svolta accademica a cui il museo si dovrebbe adeguare. Un museo aperto a nuove esperienze, non solo espositive, dotato di figure professionali adeguate, e sempre attento alla contemporaneità del luogo in cui sorge. A questa analisi dettagliata e per alcuni versi di difficile assimilazione ha voluto rispondere il sindaco. Rosa De Lucia ha voluto sottolineare che se il museo non è ancora all’avanguardia per la museologia moderna non è a causa di una sua chiusura mentale, ma per esigenze che lo Stato impone per un’amministrazione in dissesto, cosa che non consente al Museo Civico di avere i fondi necessari a tale mutazione.


A chiudere la sessione congressuale, è stato il Prof. Giorgio Agnisola, docente della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale. L’accademico ha esposto la sua visione per una possibile sezione, all’interno del Museo Civico, dedicata all’arte contemporanea. Il Professor Agnisola ha ricordato un onorato passato artistico contemporaneo che ha visto in Maddaloni un importante centro per il suo sviluppo. Più di tutto è stata ricordata la figura dell’artista Crescenzo Del Vecchio, nativo di Baselice, ma maddalonese d’adozione, al quale è stato tributato un applauso. Nonostante un forte periodo di decadenza, per il prof. Agnisola l’istituzione di una sezione dedicata all’arte contemporanea è possibile all’interno del Museo Civico, ma prima di fare questo passo bisogna “tornare a guardare”.


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Il convegno è stato un successo che non consente critiche proprio per la professionalità espressa dall’amministrazione e dal Museo Civico, e per le personalità accademiche che sono intervenute:da tempo Maddaloni non era il centro di un dibattito così vivo e professionale. Nonostante questo, ci sono state le solite critiche, che un organizzatore può anche aspettarsi. Quello che ci lascia attoniti è la figura che ha espresso tali critiche. Parlo naturalmente del Rettore del Convitto Nazionale “G.Bruno”, che con un suo comunicato nella giornata di ieri ha attaccato museo ed amministrazione, colpevoli a suo dire di aver promossi gli interventi di professori “stranieri”, cosa che ha discriminato la autorevoli personalità maddalonesi. Inoltre il Rettore ha messo anche in dubbio la professionalità dei docenti affermando: “il parterre degli esperti-studiosi[ … ]non enumera studiosi maddalonesi, ma solo stranieri che pure forse sono autorità in materia”. Il Rettore per protesta non solo non ha preso parte al convegno, nonostante l’invito, ma non ha fatto prendere parte nemmeno ai suoi alunni. Partiamo dal fatto che un tale comunicato offende non solo gli organizzatori ed i relatori, ma la città stessa che ha ospitato il convegno. Sembra strano che il Rettore, da sempre riconosciuto come una figura culturalmente imprescindibile, non abbia compreso l’importanza dell’evento. La presenza di importanti studiosi nella nostra città, che non credo sia dotata di docenti universitari, non può che renderci orgogliosi del prestigio che Maddaloni sta provando a ritrovare. Un prestigio che non viene da eventi mondani, ma da autentiche iniziative culturali che aprono sempre nuove collaborazioni con altri importanti enti come la Seconda Università di Napoli. Dobbiamo smetterla di essere chiusi, di curare il nostro orto, di essere invidiosi delle iniziative altrui; dobbiamo aprire una nuova fase dove la mentalità si apra a sempre nuove esperienze che arricchiscano la città. Se viceversa diamo retta al nostro orgoglio ed alla nostra superbia, la città sarà destinata a morire.



Convegno su S. Maria de Commendatis: un successo tutto maddalonese http://www.vivicasagiove.it/notizie/convegno-su-s-maria-de-commendatis-un-successo-tutto-maddalonese/

domenica 31 gennaio 2016

Convegno su S.Maria de Commendatis: importante evento culturale a Maddaloni

MADDALONI – Sabato 6 febbraio alle ore 9:30 partirà un importante evento culturale che, per la sua specificità, si preannuncia come un unicum nel panorama campano dei beni culturali. Un incontro che, proprio per la materia trattata, ha attirato l’interesse e la partecipazione sia della Regione Campania, sia della Seconda Università di Napoli: il convegno dal titolo “Il Complesso Monastico di Santa Maria de Commendatis”.


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Il convegno è stato ideato e curato dalla Direttrice del Museo Civico di Maddaloni Dott.ssa Maria Rosaria Rienzo, sempre pronta ad ogni azione atta a favorire lo sviluppo e la divulgazione culturale della storia e dell’arte maddalonese. La Dott.ssa Rienzo con grande abilità, con l’aiuto anche della cabina di regia del comune, è riuscita ad ottenere un finanziamento dalla Regione Campania che è servito per la realizzazione dell’evento.


Il Museo oggi occupa una parte dell’antico monastero di S. Maria de Commendatis che venne fondato nel 1719 in una costruzione che risale al 1660. Il complesso ha però una storia molto più antica. Il nucleo originario risale al 1268, quando, per volere del papa Clemente IV, fu aperta la congrega dei Disciplinati.


Nel 1560 il duca di Maddaloni Diomede I fece una donazione di 1.000 ducati per la fondazione di un ospedale con una rendita di 2.000 ducati annui. Morto prematuramente Diomede, la moglie Roberta venne dichiarata esecutrice testamentaria, perciò, investita di tale autorità, la duchessa scelse come luogo di fondazione dell’ospedale “una certa chiesa dove erano delle camere e un orticello rette dagli economi di una confraternita esistente in quella chiesa”. Questo ospedale però non ebbe molta fortuna perchè i maddalonesi avevano, come si legge da alcuni documenti, “vergogna a farsi curare”. Per questo motivo, nel 1660, la duchessa Antonia Caracciolo decise di fondare un convento femminile dove le monache avrebbero adempiuto anche alle mansioni che richiedeva l’istituto ospedaliero.


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Successivamente la duchessa Carlotta Colonna nel 1719 decise di fondare nella struttura un monastero per suore domenicane, ovviamente dopo l’autorizzazione papale di Clemente IX. Dopo l’istituzione, vennero fatte trasferire da Napoli 50 suore agli ordini della Badessa Anna Maria Carafa. Furono le monache che gestirono i lavori sia architettonici che artistici che si ebbero all’interno del complesso.


Dopo l’unità d’Italia, nel 1867 il monastero venne soppresso, ed il comune fece richiesta alla Direzione del fondo di culto per acquisirlo. La pratica si concluse nel 1912 quando il comune diventò proprietario del complesso, con l’obbligo di tener aperta la chiesa per il culto. Una disposizione che oggi, dopo più di 100 anni, non viene rispettata.


Al convegno, oltre la Dott.ssa Rienzo, prenderanno parte: il Sindaco Rosa de Lucia, l’assessore alla Cultura Cecilia D’Anna, Anita Florio, dirigente Promozione e Valorizzazione dei Musei e delle Biblioteche della Regione Campania, Giulio Sodano, Danila Jacazzi, Nadia Barrella, Giorgio Agnisola, in qualità di docenti e ricercatori universitari. A moderare il dibattito Daniele Napolitano, Presidente della Consulta della Cultura.


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Il Convegno sul complesso monastico di S. Maria de Commendatis non rappresenta una delle solite e tediose conferenze, ma esso incarna lo spirito più autentico della ricerca e della divulgazione storica. E’ una storia questa che, a differenza di quella che ci spiegano a scuola, ci tocca più da vicino; parlandone possiamo sentirla, vederla, toccarla, proprio perchè essa riguarda un territorio che ogni giorno possiamo avere a disposizione come la nostra città. Solo attraverso un rapporto diretto potremo amare la storia del nostro territorio. Credo che l’intento più alto di questo convegno sia questo ed è per questo che invito tutta la cittadinanza a partecipare.


Di seguito è riportato il programma del convegno.


PROGRAMMA


ore 9:00 Registrazione dei partecipanti


ore 9:30 Saluti delle Autorità – ing. Rosa de Lucia, Sindaco; dott.ssa Cecilia D’Anna, Assessore alla Cultura; dott.ssa Anita Florio, dirigente Promozione e Valorizzazione dei Musei e delle Biblioteche della Regione Campania.


A moderare il dott. Daniele Napolitano, presidente della Consulta della Cultura


Interverranno


– dott.ssa Maria Rosaria Rienzo, Direttrice Istituzione Museo Civico con un intervento dal titolo “Il Complesso Monastico di Santa Maria de Commendatis: note e curiosità;


– prof. Giulio Sodano, Dipartimento di Lettere e Beni Culturali Sun con un intervento dal titolo “Maddaloni moderna tra feudalità ed istituzioni cittadine”


ore 11:00 Coffee break


– prof.ssa Danila Jacazzi, Dipartimento di architettura e disegno industriale Sun con un intervento dal titolo “Il Complesso Monumentale di Santa Maria de Commendatis nella Storia di Maddaloni”;


– prof.ssa Nadia Barrella, Dipartimento di lettere e beni culturali Sun con un intervento dal titolo “Il racconto della città: alcune riflessioni a partire dai musei”;


– prof. Giorgio Agnisola, Pontificia facoltà teologica dell’Italia Meridional con un intervento dal titolo “Il Museo Civico di Maddaloni: la prospettiva di una sezione di arte contemporanea”


ore 16:00 Visita guidata al Museo Civico



Convegno su S.Maria de Commendatis: importante evento culturale a Maddaloni http://www.vivicasagiove.it/notizie/convegno-su-s-maria-de-commendatis/

giovedì 28 gennaio 2016

Giorno della memoria: al Museo Civico si ricorda la Shoah

MADDALONI – Nella giornata di ieri, 27 gennaio, dedicata alla memoria della più grande tragedia della storia della civiltà umana, si è tenuta, presso la sede del Museo Civico di Maddaloni, la conferenza “Il giorno della memoria: dalla Giudecca alla Shoah”. L’evento, che ha avuto il patrocinio del Comune, è stato organizzato dal Museo Civico, dall’Associazione Culturale “Amici dei Musei”, e dall’Associazione ACTAM. Per l’occasione nella Sala Polivalente del museo sono stati esposti dei pannelli, forniti dal Centro Culturale Melagrana, che illustravano le varie e terribili fasi dello sterminio di massa nazista.


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Alla conferenza, che ha visto la presenza, in qualità di uditori, di alcuni alunni delle scuole medie “E. De Nicola” ed “A. Moro”, hanno preso parte come relatori: l’Assessore alla Cultura Dott.ssa Cecilia D’Anna, la Direttrice del Museo Civico Dott.ssa Maria Rosaria Rienzo, ed il Prof. Guido Napolitano.


La prima ad intervenire è stata l’assessore D’Anna, la quale, oltre a portare i saluti del sindaco, ha ricordato la tragedia che il 27 gennaio vuole commemorare, quella dei campi di concentramento, quella dell’odio, quella dell’uomo svuotato interamente della sua identità. “Questa follia – ha dichiarato la D’Anna rivolgendosi ai ragazzi – deve servire da esempio affinché cose del genere non accadano più, e voi, che siete le nuove generazioni, avete il compito di trasmettere questo messaggio a chi verrà dopo di voi”.


E’ poi intervenuta la Dott.ssa Rienzo che nel suo intervento ha tracciato la storia della presenza ebraica a Maddaloni. “Tutto inizia da un frammento di lucerna – ha spiegato la Rienzo – dove vediamo scolpito un candelabro a 7 braccia, tipico simbolo ebraico”. La presenza ebraica a Maddaloni è documentata fin dal I sec. d.C.. Lo storico maddalonese Francesco Piscitelli ci dice che nei primi anni del V sec. d.C. S. Augusto, vescovo di Calatia, aveva intrapreso una sorta di campagna tesa a convertire i giudei della zona, tanto da inimicarsi gli ebrei più radicali che non esitarono e tendergli agguati. Nei primi anni del Medioevo, con il conseguente sviluppo di Maddaloni, gli ebrei trovarono sistemazione in una zona della città, chiamata poi “Giudecca”, fuori le mura del castello di Maddaloni. Vicino a questo luogo sorse poi la chiesa di San Pietro. Gli ebrei, a differenza dei cristiani, non erano ammessi all’interno del castello per difendersi da attacchi di uomini o di bestie feroci e, dalle notizie in nostro possesso, sappiamo che molti ebrei, in quel periodo, furono assaliti dai lupi che, secondo il Romitorio, conservato al museo, divorarono sei famiglie. La presenza ebraica a Maddaloni è documentata fino alla fine del XVI sec.: nel libro dei battezzati della Parrocchia di S.Aniello, al foglio 107, leggiamo “Io don Cola De Carluccio, ho battezzato lo schiavo dell’Illustrissimo Signor Duca Marzio Carafa, il quale si chiamava Elia…l’ho chiamato Giovanni Antonio e il suo padrino magnifico (è stato) Francesco Antonio Papa”. Sappiamo che in quel periodo di controriforma, gli ebrei venivano perseguitati, quindi è probabile che il duca Marzio abbia voluto salvare il proprio servo facendolo battezzare.


“Non dobbiamo dimenticare – ha aggiunto la Direttrice – l’esperienza passata ci deve guidare verso un mondo nuovo basato sul dialogo e la pace tra tutti i popoli”.


Dopo l’intervento della Dott.ssa Rienzo, è stato letto da un alunno un brano, frutto della fantasia dei ragazzi delle scuole medie, presentato nell’ambito di un progetto scolastico del 2004, che rievocava la situazione degli ebrei maddalonesi nel Medioevo.


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A chiudere la conferenza è stato il professor Guido Napolitano. “Oggi ricordiamo un genocidio che ha cancellato dal mondo uomini, donne, e bambini che avevano una sola colpa: quella di essere ebrei”. Il professore ha poi fatto menzione dei pannelli esposti in sala:”Sono il frutto di un lavoro fotografico e storico elaborato dall’Associazione Centro Melagrana dopo un viaggio ad Auschwitz. I pannelli vogliono rievocare l’esperienza mostruosa che quelle persone vissero nei campi di concentramento”.


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Come sempre il Museo Civico si fa promotore di un’iniziativa che vuol migliorare la coscienza ed il sapere dei ragazzi, affermando il fermo ideale che vede nella cultura l’unico strumento per superare il buio della violenza e dell’odio. Un plauso a tutti gli intervenuti: alle associazioni che hanno voluto fortemente questo evento, e, naturalmente, al Prof. Guido Napolitano, infaticabile amante della storia e della cultura, soprattutto maddalonese, esempio di saggezza presso le nuove generazioni.



Giorno della memoria: al Museo Civico si ricorda la Shoah http://www.vivicasagiove.it/notizie/giorno-della-memoria-al-museo-civico-si-ricorda-la-shoah/

sabato 9 gennaio 2016

Mauro Felicori in visita a Maddaloni

MADDALONI – Il Direttore della Reggia di Caserta, Dott. Mauro Felicori, nella giornata di oggi sarà in visita a Maddaloni. Ad annunciarlo è stato un festoso comunicato stampa del sindaco Rosa De Lucia.


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“Siamo onorati – dichiara il sindaco – di avere un ospite di eccellenza come il direttore della reggia di Caserta nella nostra città. Avremo modo di mostrargli le bellezze architettoniche e artistiche di cui Maddaloni è ricchissima”.


Il direttore Felicori sarà ospite della quinta edizione del Festival del cinema etnografico “IntimaLente”, che è partito ieri alle ore 10:00. “Un ringraziamento sentito e doveroso all’assessore Cecilia D’Anna e al presidente della Consulta della Cultura che hanno promosso e coordinato questa importante iniziativa” ha dichiarato il primo cittadino.


Il fatto che però più ci rende felici, spero che non me ne vorranno i membri della Consulta della Cultura e dello staff di “IntimaLente, è la visita, prevista per le 17:00 di oggi, del Dott. Felicori al Museo Civico di Maddaloni, dove ad accoglierlo ci sarà l’infaticabile Dott.ssa Maria Rosaria Rienzo con il suo gruppo di lavoro.


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Nella foto il Museo Civico di Maddaloni


Speriamo con tutto il cuore che la visita di una figura di prestigio come il Direttore della Reggia di Caserta al nostro museo civico possa aprire la possibilità di una profonda collaborazione tra i due istituti e di un futuro, turisticamente parlando, più proficuo per la nostra città.



Mauro Felicori in visita a Maddaloni http://www.vivicasagiove.it/notizie/mauro-felicori-in-visita-a-maddaloni/