martedì 26 aprile 2016

1986-2016: 30 anni fa il disastro di Chernobyl

Era il 26 Aprile 1986 quando esattamente 30 anni fa avvenne il disastro alla centrale nucleare di Chernobyl. Un test di sicurezza compromesso dalla cieca ambizione e dalla sciatteria umana scatena l’inferno nel cuore dell’ex Unione Sovietica. Alle vite cancellate in un istante dalla tremenda esplosione se ne aggiungono altre, innumerevoli, avvelenate lentamente dalle radiazioni. Anche oggi nessuno è in grado di dire con certezza quante perdite umane sono legate a quella sciagurata notte. Si era nel bel mezzo della “guerra fredda” tra Stati Uniti e URSS. L’elezione di Mikhail Gorbaciov a segretario generale del Partito comunista sovietico sembrava promettere l’inizio di una nuova era nei rapporti tra le due superpotenze mondiali che minacciavano di portare il mondo verso un conflitto nucleare.

Nella primavera di quell’anno, infatti, il clima è ancora teso ed è forte in URSS la paura di un attacco alle centrali nucleari. Per questo si effettuano numerosi test di sicurezza per verificare il funzionamento dei reattori in condizioni “limite”. Simili operazioni avvengono nel sito nucleare di Chernobyl, situato nelle adiacenze della città ucraina di Pripjat’, a 16 km dal confine con la Bielorussia. Utilizzata per produrre energia elettrica ad uso civile e plutonio per scopi militari, la centrale funziona attraverso 4 reattori.


La notte di sabato 26 aprile tutto esplose con estrema drammaticità incrociando l’errore umano. Alle ore 01.23 si dà avvio ad un assurdo esperimento sul reattore 4 ed è l’inizio della fine. La catastrofe si materializza in appena un minuto: la pressione del reattore è alle stelle e il disperato tentativo di bloccarne la potenza si rivela fatale, aumentandone di cento volte la potenza distruttiva. A una prima esplosione ne segue una seconda di maggiore portata, che disperde nell’aria 50 tonnellate di carburante nucleare. Scattano immediatamente i soccorsi ma il rischio radioattivo è di fatto inarginabile: il primo bilancio ufficiale parla di 31 vittime che sale a 65 tra tecnici della centrale e soccorritori.


Nelle prime ore le autorità sovietiche sono impegnate a minimizzare l’incidente agli occhi del mondo, salvo poi fare dietrofront quando la nube radioattiva raggiunge il resto dell’Europa, arrivando a lambire l’area del Mediterraneo. Centri abitati e vegetazione assumono l’aspetto di luoghi fantasma che conserveranno nei decenni a seguire.


Il rischio contaminazione scatena il panico nell’opinione pubblica europea, in particolare in Italia dove si vieta il consumo degli alimenti più a rischio come latte e insalata. In quel periodo prende forza il movimento antinucleare, che con il referendum del 1987 porta allo stop definitivo della produzione di energia nucleare in Italia.



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