CASAGIOVE. Tra le tante pagine scritte da casagiovesi illustri molte volte si abbandona nell’oblio quelle che purtroppo raccontano di vite spezzate. La storia che ci riaffiora alla mente è quella legata al nome di Paolo Valentino Mauro, operaio 53 anni, che in quel fatidico giorno di ottobre del 2003 perse la vita svolgendo le sue mansioni. Mauro era all’opera in un cantiere che rappresentava un momento di svolta decisivo per tutto il paese; quel giorno il nostro concittadino stava lavorando per ridare un nuovo tempo alle mura del Quartiere Militare Borbonico. La società civile ha definito queste fatalità “morti bianche”, io onestamente le chiamo morti che si potevano e si possono evitare se solo si inasprisse la linea politica sulla sicurezza sul lavoro. Parlare ancora di morti bianche è anacronistico visto che oramai si è detto e scritto tanto, eppure i dati registrano ancora numeri e nomi. La morte di Mauro è emblematica di un periodo storico e di una forma mentis che ha trascurato il valore di adottare dispositivi di sicurezza sui luoghi di lavoro, soprattutto per quei mestieri in cui in prima linea c’è la vita degli stessi lavoratori. Ma oggi davvero non possiamo permetterci di dimenticare chi senza cautele ha visto infrangersi i propri sogni cadendo da quelle impalcature. Le amministrazioni che si sono susseguite negli anni hanno sempre suffragato l’idea di intestare un pezzo di città a quest’uomo, ma da allora e fino ad oggi nessuno ha provveduto a commemorare la sua vita.
Mauro Paolo Valentino, il valore di una morte bianca http://www.vivicasagiove.it/notizie/mauro-paolo-valentino-valore-morte-bianca/
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