giovedì 1 ottobre 2015

The Green Inferno: la recensione di Mauro Simonetti (dalla Rubrica ‘ViVi il Cinema’)

The Green Inferno”

Genere:
Horror, Avventura

Regia: Eli Roth

Sceneggiatura: Eli Roth, Guillermo Amoedo

Cast:
Lorenzo Izzo, Sky Ferreira, Ariel Levy, Aaron Burns, Daryl Sabara,
Ramón Llao

Anno: 2015

Durata: 115′


 


Trama:


Justine è una giovane universitaria, ed è affascinata da alcuni suoi compagni attivisti. Decide di unirsi a loro per una spedizione contro l’abbattimento di una foresta in Amazzonia, per legarsi a degli alberi e trasmettere tutto via streaming, in segno di protesta. Ma qualcosa andrà storto, e i ragazzi si ritroveranno persi nelle foreste, in preda a una tribù locale. Per loro sfortuna, si riveleranno essere cannibali.


Recensione:


Il 2015 è stato un anno decisamente molto particolare per l’horror di tutti i tipi: prodotti più o meno convincenti che hanno provato a dire la propria, chi in maniera migliore e chi peggiore, chi in maniera più classica e chi moderna. Abbiamo avuto esempi disastrosi come ‘Unfriended’, che ha provato miseramente a fare paura attraverso Skype, e dall’altra parte film come ‘It Follows e ‘Babadook’, piccole perle dai riferimenti principalmente classici, ma riarrangiati per essere al passo coi tempi. Stavolta è il turno di ‘The Green Inferno’ di Eli Roth, film che già dal titolo e dalla premessa è un omaggio spudorato ai cannibal movie anni ‘80, specie quelli italiani (primo fra tutti ‘Cannibal Holocaust’ di Ruggero Deodato, film che il regista ha sempre più e più volte nominato come uno dei suoi preferiti).


Il film quindi si proponeva un obbiettivo interessante: riprendere con il linguaggio cinematografico degli anni 2000 un filone ormai defunto più di 30 anni fa. Un obbiettivo simile se l’era riproposto Quentin Tarantino con il suo ‘Django Unchained’ (e adesso con l’imminente ‘The Hateful Eight’), ovvero riportare in vita lo spaghetti western, genere di poco precedente al cannibal movie, storicamente parlando. Il risultato, però, non è stato per niente lo stesso. Mentre Tarantino è riuscito a collegare la sua poetica e il suo linguaggio con lo stile dell’epoca creando una fusione unica, lo stesso non si può dire per Eli Roth e il suo ‘The Green Inferno’. Il film ha una struttura classica, così classica da sfociare nel banale: un’introduzione, uno svolgimento e un finale prevedibili già dai primi cinque minuti di film, arrivando al punto da dover semplicemente aspettare che determinate situazioni, già note, avvengano. Questo provoca principalmente noia nello spettatore, e la noia dovrebbe essere l’ultimo dei sentimenti da provare guardando un film horror, specie uno con dei cannibali. Il primo paragone che viene in mente è subito quello con ‘Cannibal Holocaust‘, un film di tutt’altra statura: prima di tutto, quest’ultimo ha una trama imprevedibile fino all’ultimo secondo, personaggi emotivamente complessi che commettono azioni controverse e discutibili, e soprattutto una critica socio-politica senza mezzi termini (lapidaria è la frase finale: “Mi sto chiedendo chi siano i veri cannibali”). Il massimo che ‘The Green Inferno‘ riesce ad ottenere è, come già detto, una trama noiosa, personaggi scritti malissimo e interpretati peggio (il livello qui è veramente da porno argentino di quarta categoria) e una ‘critica’ sociale che traspare poco, per non dire per nulla, ingoiata dalla mediocrità generale della pellicola.  Pochissime cose si salvano: un sottile e nero senso dell’umorismo, che qua e là riesce a strappare una risata ai più attenti e ai più malati, e alcune scene splatter realizzate in maniera tutto sommato buona, che potranno riuscire ad accontentare solo il fan sfegatato di B-movie di turno, ma neanche più di tanto. Un aspetto che in questo film poteva essere meglio approfondito è quello del rapporto uomo-natura: il titolo suggerirebbe una natura nemica, oscura e infernale, invece qui funge solamente da cornice alla storia, senza risultare davvero così misteriosa e interessante come ci si potrebbe aspettare.


Spacciato come “l’horror rivelazione dell’anno”, “il film più terrificante del mondo” e altri aggettivi come “aberrante” e “agghiacciante”, ‘The Green Inferno‘ è in definitiva un film come ce sono mille altri in giro, che ha il solo ‘pregio’ di essere ispirato da un capolavoro del cinema di genere italiano, ma la sensazione generale è che da quel film non ne abbia tratto nessun vero e tangibile insegnamento.


 


Voto finale: 5.5/10



The Green Inferno: la recensione di Mauro Simonetti (dalla Rubrica ‘ViVi il Cinema’) http://www.vivicasagiove.it/notizie/the-green-inferno-la-recensione-di-mauro-simonetti-dalla-rubrica-vivi-il-cinema/

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