lunedì 2 novembre 2015

“Campionesse olimpiche di chiacchiera su rotaie” (dalla Rubrica "La Pendolare")

Quante volte, da quasi un anno a questa parte, avrò parlato della necessità vitale e fondamentale, per noi pendolari, che in treno il tempo in qualche modo “Adda passà”??? Ecco, ne riparlo ancora una volta, per la gioia di tutti. Giorni fa, durante il viaggio di andata (quindi direzione Roma), in compagnia della mia cara collega e amica di psicosi/sfoghi/terapie d’urto anti-cretini/caffè pre-scuola/confidenze su personale vita disastrata (sempre lei, Mariagrazia!!!), ci siamo ritrovate nelle poltroncine di fronte a quelle scelte da noi per nella famigerata carrozza 7 dell’Intercity 582, un manipolo di viaggiatrici intente, non a chiacchierare elegantemente, bensì a sfidarsi a chi la alzava di più…la voce, intendo! Sgomento a parte, inizialmente per esserci accorte che convivono misteriosamente sullo stesso pianeta ben due gruppi di pendolari di genere femminile ciarliere allo stesso modo (l’altra fazione è ovviamente quella di cui faccio parte io), ma soprattutto perché noi due, in quell’occasione, al confronto sembravamo due frati trappisti con la raucedine. Da qui è partita la mia riflessione profondissima sulla necessità per molti di far passare il tempo in treno, e la chiacchiera sembra ancora essere la modalità prediletta soprattutto dalle viaggiatrici, alcune restìe a dormire, altre che invece non riescono a farlo perché assorte nei loro sfigatissimi pensieri (es. IO!!!), altre ancora perché proprio non ce la fanno a tenere la bocca chiusa, soffrendo di logorrea cronica (es. ANCORA IO!!!). Ed è in questi casi che scatta inevitabilmente qualsiasi, e sottolineo qualsiasi pretesto per intavolare conversazioni fiume che farebbero impallidire un salone di coiffeur con petineuse fashion victim intenta a gestire la discussione meglio di un arbitro ad un incontro del 6 Nazioni di rugby. Che sia un viaggio breve per qualcuno o lungo per altri, le pendolari continuano a chiacchierare come se non ci fosse un domani, a volte con una nonchalance nell’ignorare chi lancia occhiate malefiche e cariche di odio etnico per questa categoria di vere e proprie atlete olimpiche, cercando un fil di silenzio per ascoltare il “dolce suono” delle rotaie. Personalmente eleverei a Principessa delle competizioni olimpiche questa disciplina (la Regina resta sempre la Maratona, si sa!), fosse solo per la costanza e la dedizione che noi crazy ladies with lingua lunga and potenti nevrosi ci mettiamo per far in modo che ‘o tiemp adda passà!!!



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