“Ci sono persone che sanno tutto e purtroppo è tutto quello che sanno.”
(Oscar Wilde)
Ai giovani casolesi, affinché sappiano ben curare i ricordi che furono, che sono e che saranno…
Tempo fa, il direttore della Biblioteca diocesana di Caserta, don Nicola Lombardi, ci confidò di voler comporre una pubblicazione che racchiudesse le notizie storiche riguardanti le parrocchie ubicate nel territorio diocesano. A questa “provocazione” non ci tirammo indietro, ma facemmo presente che per tale lavoro di ricerca storica, occorrerebbe l’aiuto di “più mani”. Il nostro desiderio è stato, ed è, quello di coinvolgere tutti i giovani delle diverse parrocchie, così da poterli sensibilizzare alla storia delle proprie origini, e a fargli conoscere il suolo che spesso calpestano, ignorandone la memoria. Con il presente scritto, intendiamo perseguire tale finalità: quella di sensibilizzare i giovani alle “patrie memorie”, e incitarli a portare avanti le tradizioni popolari, che fanno parte del loro patrimonio fatto d’amore e di umiltà.
I casali montani del quartiere di Casertavecchia, erano agglomerati abitativi caratterizzati da poche famiglie d’animo semplice. La maggior parte degli abitanti, infatti, praticava la vita campestre coltivando la terra, e svolgendo i lavori più umili. La semplicità degli individui ha sempre portato ad avere una certa sensibilità in campo tradizionale e spirituale. Non a caso, il “centro gravitazionale”, degli abitanti dei rispettivi casali montani di Caserta, sono sempre state le chiese. Allo stesso tempo poi, c’era il bisogno di doversi “aggrappare” a qualcosa, nel caso specifico alla Vergine Maria o ad un Santo particolare. Fu così che alcuni cittadini pii e devoti di Casola, sentirono l’esigenza di riunirsi sotto forma di Confraternita, invocando la protezione del SS. Rosario di Maria Vergine. Le prime notizie certe sull’esistenza di una Confraternita laicale nel casale casolese, risalgono al XVIII secolo. Presso l’Archivio storico diocesano di Caserta, è davvero poca la documentazione riguardante questo Pio Sodalizio mariano. Di questa poca documentazione segnaliamo: “Ricorso di abitanti di Casola” e “Regole della Confraternita” (I. 07. 10. 12. / 668, pag. 174 dell’Inventario). La Congrega esisteva già nel 1758, poiché in quell’anno fu redatta la prima “Regola Della Congregazione del Santissimo Rosario della Villa di Casola del Real Città di Caserta”. Tale “Statuto” doveva regolare la “vita” dei confratelli all’interno del Sodalizio, e di “menare” una vita veramente cristiana, che sia stata d’esempio a tutti gli abitanti del casale. Appena un anno prima alla redazione delle prime “Regole” confraternali, nel 1757, “Giovanna S. Angelo, Salvatore, Giuseppe, Gaetano Giaquinto, e Domenico Grande, con altri cittadini della Villa di Casola di questo Real Stato di Caserta, umilissimi servi ed oratori di Vostra Signoria (?) con vive suppliche umilmente espongono, come essendo in detto Casale due cappelle una eretta sotto il titolo dé Sette Dolori della B. Vergine, la quale è talmente povera, che la persona di timorata coscienza è stata provveduta di fiori non resta interdetta, e l’altra sotto il titolo del SS. Rosario, le quali si degnò Signoria Illustrissima in Santa Visitazione ordinare al Reverendissimo Parroco, che subito elesse l’anno annesso chiamati i nuovi economi della medesima, oltre che detta Cappella del SS. Rosario vi appareva esserci dalla prima fondazione Congregazione dé Fratelli, e sorelle…”. Anche se la Confraternita operava già nella metà del Settecento, tuttavia non aveva ottenuto ancora il riconoscimento ufficiale di Sua Maestà il re di Napoli. Domenico Morelli, nella sua opera “Statistica delle Opere Pie…” data alle stampe nel 1873, ci informa che la Confraternita del SS. Rosario di Casola, ottenne il “tanto desiderato” riconoscimento ufficiale, “il 1 marzo 1777 e colla stessa data emesso Regio assenso sulla fondazione.”, La “Provenienza delle Rendite” derivava invece “Da iscrizione sul Gran Libro, da fitto di fondi rustici, canoni, e capitali.”. Lo scopo dei confratelli era quello di “Pratiche religiose, e di mutuo soccorso fra gli associati.”. Presso l’Archivio di Stato di Caserta, invece, nel fondo “Opere Pie” è custodita una copia “conforme all’originale” del 1893, del primo Statuto confraternale, a firma dell’allora Segretario Iadevaia Pasquale, e del Priore Giovanni D’Acicco. I rapporti tra i confratelli delle Congreghe e i loro padri spirituali, non sempre erano positivi, anzi, il più delle volte non si esitava a polemizzare sulla cattiva “gestione spirituale” del Sodalizio, da parte del sacerdote di turno. Agli inizi del XX secolo, certamente tra la popolazione non “girava” molta culturale, e la “beata ignoranza” incombeva a tal punto da mettere in giro, voci al quanto maldestre sul conto di persone “fondamentalmente” per bene. E’ il caso del parroco, che nel 1914 operava a Casola. Sul conto del sacerdote Giuseppe Casella, non giravano “belle voci”, il tutto fomentato dai confratelli della Congrega, nel momento in cui dovevano eleggere il loro assistente spirituale. Il 23 gennaio 1914, viene sporta denuncia e la “Legione Territoriale dei Carabinieri Reali di Napoli, Compagnia di Caserta”, si rivolge all’ “Illustrissimo Signor Prefetto di Caserta”, facendo presente quanto affermato dai confratelli del SS. Rosario: “Significasi a Vostra Signoria Illustrissima che assunte informazioni sul conto del sacerdote Casella Giuseppe, da Casola, (Caserta) è risultato che il medesimo non gode un buon nome in paese perché dedito al vino e alle donne. Si dice anche che egli tempo fa era in relazione con la nubile Luigia Ferraiuolo, contadina del luogo. Il suddetto Casella però, non è stato mai processato, ed ha sufficiente capacità per fare da segretario della Congrega del SS. Rosario ed Addolorata di detta frazione Casola.”. Circa un mese dopo, il 15 febbraio 1914, giunse una comunicazione dal “Municipio di Caserta, Quartiere di Casertavecchia”, in cui il “Delegato Municpale”: “Attesta la buona condotta del nominato signor Giuseppe Sacerdote Casella di Giovanbattista, il quale non trovasi in nemmeno dei capi d’incompatibilità previsti dalla legge sulle Opere Pie.”.

(L’abito dei confratelli del SS. Rosario: camice bianco, mozzetta in seta celesta e medaglione con l’effige della Madonna. Foto di Fabiola Ferraiuolo)
Spunti per la storia religiosa di Casola, casale della città di Caserta http://www.vivicasagiove.it/notizie/spunti-la-storia-religiosa-casola-casale-della-citta-caserta/
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