venerdì 11 dicembre 2015

Unbreakable Kimmy Schmidt (Prima stagione): la recensione di Mauro Simonetti (dalla Rubrica ‘ViVi il Cinema’)

“Unbreakable Kimmy Schmidt” (Prima stagione)

Genere: Commedia

Regia: Tristram Shapeero, Beth McCarthy-Miller, Linda Mendoza, Michael Engler, Nicole Holofcener, Todd Holland, Jeff Richmond

Sceneggiatura: Tina Fey, Robert Carlock, Sam Means, Jack Burditt, Allison Silverman, Dan Rubin, Lon Zimmet, Meredith Scardino

Cast: Ellie Kemper, Titus Burgess, Carol Kane, Jane Krakowski, Tina Fey, Jon Hamm

Anno: 2015

Durata: 30′ (Episodio)



Trama:


Kimmy Schimdt è stata rapita e rinchiusa per 15 anni in un bunker insieme ad altre tre donne: per 15 anni sono state convinte dal reverendo di una setta che la fine del mondo fosse arrivata, e di essere le uniche sopravvissute. Un giorno, però, vengono liberate: adesso Kimmy Schmidt è libera di iniziare la sua nuova vera vita a New York, insieme a tutti gli assurdi personaggi che si ritroverà attorno.


Recensione:


Per chi fosse rimasto congelato in una cabina fino ad ora, il 22 Ottobre 2015 Netflix è arrivato in Italia. Questo ha significato non solo l’arrivo di un nuovo avversario per i colossi Mediaset e Sky, ma anche e soprattutto un nuovo modo per il pubblico italiano di vivere quotidianamente film e serie tv, oltre che una nuova via per poter fruire di prodotti inediti. Sono già molte, infatti, le serie originali Netflix create fino ad ora, come ‘Orange Is the New Black‘, ‘Daredevil‘, ‘Jessica Jones‘ e ‘Sense8‘.


Una di queste, forse una tra le più riuscite, è ‘Unbreakable Kimmy Schmidt‘. La serie è stata creata da Tina Fey e Robert Carlock, già rispettivamente creatrice e produttore di ‘30 Rock‘. Queste due serie condividono aspetti stilistici molto simili, tra cui l’uso frequente di guest star (un esempio qui è l’apparizione di Jon Hamm nelle ultime, deliranti puntate della stagione), costanti riferimenti alla cultura pop, colonna sonora jazz/orchestrale firmata da Jeff Richmond e soprattutto un tipo di umorismo basato sull’assurdo, caratteristica dovuta principalmente all’influenza di Tina Fey in entrambi i progetti. ‘Unbreakable Kimmy Schimdt‘ era stata inizialmente commissionata dalla NBC per poi solo successivamente essere comprata da Netflix, ma in entrambi i casi c’era un obbiettivo comune: creare una serie con protagonista Ellie Kemper, scelta che si è rivelata essere una delle caratteristiche vincenti dell’intera serie. Sin dai primissimi minuti della prima puntata, si viene subito travolti dalla simpatia, la spontaneità e la freschezza della protagonista Kimmy Schmidt, complici soprattutto l’eccellente mimica facciale e corporea dell’attrice. Poco alla volta, con l’avanzare della puntata e poi dell’intera stagione, si inizia a familiarizzare anche con gli altri personaggi, con le loro caratteristiche e le loro personalità, una più unica e divertente dell’altra: abbiamo il cantante gay che sogna Broadway ma è costretto a lavorare nei posti più impensati, la vecchia affittacamere con trascorsi da spacciatrice, fino alla ricca moglie di un imprenditore ossessionata dalle operazioni chirurgiche più assurde. Da un punto di vista recitativo, ogni attore compie perfettamente il proprio dovere nel ritagliarsi la sua fetta di personaggio e dargli un’anima oltre che semplicemente un corpo. Ma quello che davvero salta all’occhio in un prodotto del genere, la caratteristica che davvero permette a ‘Unbreakable Kimmy Schmidt‘ di splendere come pochissime altre serie di oggi (caratteristica a cui Tina Fey ci aveva già largamente abituato) è sicuramente la sua scrittura. A partire dalla geniale premessa iniziale, ogni puntata sprizza originalità da tutti i pori, al punto tale che la sceneggiatura riesce senza problemi a rendere quasi secondari aspetti come la regia e la fotografia (sebbene siano entrambi molto curati, anche se sempre subordinati alla storia). Le battute e le gag si succedono continuamente con un ritmo quasi indiavolato ma al tempo stesso una calibrazione perfetta, i botta e risposta tra i personaggi tengono sempre col fiato sospeso per quanto sono intelligenti e ben scritti, per non parlare dei numerosi e assurdi flashback, spesso fulminei ma sempre divertentissimi. Il montaggio non fa altro che seguire il tempo comico, velocizzandolo, rallentandolo o talvolta spezzandolo esattamente quando serve e senza mai fallire, lasciando un sorriso stampato in faccia per l’intera durata dell’episodio, per l’intera durata della stagione. Un aspetto accertato di questa serie, quindi, è sicuramente questo: fa ridere, e tanto. Ma il suo voler far ridere non esclude tutte le altre possibilità che la narrazione televisiva può offrire: nel corso della prima stagione, infatti, abbiamo degli archi narrativi che si aprono e si chiudono regolarmente, personaggi che crescono e sviluppano la loro psicologia progressivamente, relazioni che cambiano e si evolvono. Molte premesse che costituivano la base dei primi episodi vengono poi sviluppate in quelli successivi, altre ancora invece sono rimandate alle stagioni successive, in maniera tale da creare una storia organica, completa e al tempo stesso lasciando la sensazione che il meglio debba ancora venire. Da notare inoltre la spiccata vena satirica della serie, che offre degli spunti di riflessione non indifferenti sulla società e sulla politica statunitensi.


Con ‘Unbreakable Kimmy Schmidt‘, Tina Fey ha di nuovo fatto il colpaccio dopo quel ‘30 Rock‘ che ormai ha fatto scuola: abbiamo di fronte a noi una serie splendidamente realizzata, che essendo ancora alla prima stagione ha ancora infinite possibilità di fronte a sé, non solo sul fronte dell’umorismo più puro, ma anche e soprattutto su quello del ‘raccontare una storia originale e farlo nel miglior modo possibile’.



Voto finale: 9+/10



Unbreakable Kimmy Schmidt (Prima stagione): la recensione di Mauro Simonetti (dalla Rubrica ‘ViVi il Cinema’) http://www.vivicasagiove.it/notizie/unbreakable-kimmy-schmidt-prima-stagione-la-recensione-di-mauro-simonetti-dalla-rubrica-vivi-il-cinema/

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