CAPODRISE. Pochi giorni fa un 17enne di Capodrise, è morto sul campetto da calcio dopo essersi accasciato al suolo per un malore. Aveva appena finito la partita quando ha perso i sensi. Nel centro sportivo dove è avvenuta la disgrazia non c’era un apparecchio salvavita, il defibrillatore automatico. Questa è solo l’ultima di una lunga lista di fatti tragici avvenuti negli ultimi anni sui campi da gioco dove calciatori, cestiti, giocatori di volley, hanno perso la vita.
Proprio lo scorso 20 gennaio sarebbe dovuto entrare in vigore il decreto Balduzzi, che impone ai club sportivi professionistici e dilettantistici il possesso dei defibrillatori. Appena pochi giorni prima, però, il ministro della Salute Lorenzin ha firmato un decreto che di fatto revocava la norma rimandandola al primo luglio. Così ci sono ancora circa 150 giorni di tempo per colmare una mancanza presente a più livelli e in diverse Regioni. Basti pensare che anche in Lombardia, da molte parti ritenuta l’eccellenza in campo sanitario, al 31 dicembre 2014 erano registrati 3.300 defibrillatori su circa 9mila società sportive dilettantistiche. E naturalmente bisogna saper usarli. La legge impone infatti anche l’obbligo alla formazione.
Siamo ancora lontani dall’affermazione di una cultura del primo soccorso in Italia, un tema che meriterebbe più di un approfondimento, un’inchiesta. L’augurio è che il tempo ora a disposizione per colmare il gap sia sfruttato al meglio da parte di tutte le società sportive. Perché i Dae, cioè i defibrillatori semiautomatici, possono davvero salvare una vita.
La tragedia di Capodrise. Defibrillatori: per legge ogni centro sportivo deve averne uno http://www.vivicasagiove.it/notizie/la-tragedia-di-capodrise-defibrillatori-per-legge-ogni-centro-sportivo-deve-averne-uno/
Nessun commento:
Posta un commento